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La sede regionale della Banca d’Italia presenta il report annuale sull’economia ligure

Ultima modifica il 18 Giugno 2012 da Ufficio Comunicazione

(18 giugno 2012)
L'economia della Liguria e uno sguardo a quella italiana ed europea: Banca d'Italia presenta il report annuale – 15 giugno 2012

La sede regionale della Banca d'Italia presenta il report annuale sull'economia ligure

Venerdì 15 giugno u.s.,
la prestigiosa
Aula Magna dell'Università di Genova, in via Balbi, ha fatto da
scenario artistico e storico per un pomeriggio di riflessioni sull'economia
ligure, organizzato dalla sede regionale di Banca d'Italia, diretta dalla
dott.ssa Letizia Radoni.
All'iniziativa ha
partecipato anche la dottoressa Giuliana
Pupazzoni, Direttore Generale dell'Ufficio Scolastico Regionale
per la
Liguria, partner di Banca d'Italia in numerose iniziative già
da tempo realizzate dalla Delivery
Unit
, allo scopo di diffondere nelle scuole della nostra regione la
cultura economico-finanziaria e l'attenzione al mondo del lavoro e della
produzione.

Il tema affrontato, come ci
si poteva aspettare, è stato quello della crisi internazionale, che investe
anche la società ligure e le famiglie con pesanti ripercussioni sul lavoro e
sugli stili di vita ed è strettamente legata non solo alle difficoltà che il
nostro Paese sta vivendo, ma anche ai pesanti segnali di recessione
dell'eurozona.
I dati mostrano, infatti,
che l'Italia si trova a dover affrontare oggi un arretramento consistente
rispetto al periodo pre-crisi (fino al 2007): 6% in meno di PIL ed un quinto in
meno di produzione industriale; le famiglie registrano il 5% in meno di potere
d'acquisto generale e il 7% in meno del potere d'acquisto pro capite, con la
tendenza ad un risparmio più contenuto. La fascia maggiormente penalizzata è
ovviamente quella dei giovani con il 10% in meno di occupazione (15-35 anni).
Contemporaneamente sale la percentuale di contratti di lavoro a tempo
determinato.
Ciò che più fa pensare,
ancora dati alla mano, è la difficoltà di crescita dell'Azienda-Italia anche
prima del 2008. Infatti, dal 1951 il nostro Paese cresce progressivamente fino
al 1990, ma dal 1991 inizia a perdere rispetto a Gran Bretagna, Francia e
Germania, tanto che da vent'anni circa non riusciamo più a stare al passo con
altri Paesi Europei. E proprio dagli anni '90 i consumi iniziano a calare,
perché il reddito diminuisce.
La sede regionale della Banca d'Italia presenta il report annuale sull'economia ligure
Gli esperti della sede
regionale di Banca d'Italia, tuttavia, non sono pessimisti e riportano in
sintesi quanto ha già avuto modo di argomentare diffusamente il Governatore
Visco nell'ultimo report sulla nostra economia, relazione nella quale egli ha
sostenuto che già nel 2013 il rapporto tra debito e PIL dovrebbe scendere
(Relazione annuale sul 2011,
in http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relann/rel11/rel11it).

Secondo Banca d'Italia,
restiamo pur sempre un Paese con forti elementi di solidità e di dinamismo, per
esempio per quanto riguarda le esportazioni, che continuano a trainare e a
stimolare l'economia stessa. Altri due esempi di cauto ottimismo: le imprese
italiane spendono per ricerca e sviluppo molto di più oggi di quanto non hanno
fatto alcuni anni fa; in Cina si contano più imprese italiane che francesi e
tedesche.
Nonostante ciò, occorre
ridurre il disavanzo, creare vere condizioni per la ripresa e diminuire la
pressione fiscale, che risulta attualmente troppo elevata (anche rispetto agli
altri Paesi dell'Euro) e non è ormai più compatibile, sempre secondo Visco, con
la crescita del Paese.
Le manovre correttive di
finanza pubblica, a fronte del forte aumento degli spread tra giugno e novembre 2011 (da
150 a
550) si sono attestate sugli 80 miliardi di euro, pari a circa 5 punti di PIL,
concentrandosi verso le entrate, più che verso le
spese.
Insomma, il nostro è un
Paese che necessità di un impegno corale sia verso la qualità e l'efficienza dei
servizi, sia verso urgentissime riforme, nei confronti delle quali occorre
procedere con molta determinazione: liberalizzazioni e concorrenza nel settore
dei servizi; semplificazioni amministrative e riduzione degli oneri burocratici;
giustizia civile e mercato del lavoro.
Alcune altre ricette:
distrarre il bilancio pubblico dalla spesa corrente e concentrarlo sul conto
capitale; avviare un piano di privatizzazioni sostenuto; convincere da una parte
le banche ad aumentare il sistema di offerta e dall'altra le famiglie a
risparmiare di più; prevedere sgravi fiscali alle imprese ed innescare un
virtuoso aumento della produzione e dei consumi.

Intanto, l'Italia non può
farcela da sola, anche perché la crisi ha messo in luce una forte carenza di
governance a livello europeo per
una mancanza storica di quelle caratteristiche fondamentali che costituiscono
una federazione di Stati.
Per esempio, non è ormai
più possibile sostenere squilibri macro-economici così evidenti. Dai dati
infatti risulta che, solo per quanto la competitività (in cui prima in assoluto
in Europa è la
Germania), negli ultimi dodici anni la Spagna, più che l'Italia, ha perso
moltissimo. Inoltre, nello stesso periodo, in alcuni Paesi UE, come per esempio
l'Irlanda, l'incremento dei consumi è stato molto elevato a fronte non di una
crescita, ma di un calo di produttività e di
ricchezza.

Che fare, allora? Si deve
rafforzare la moneta unica; rendere più efficaci gli strumenti di assistenza
finanziaria; contrastare la rinazionalizzazione dei sistemi finanziari;
istituire un fondo comune in cui trasferire i cosiddetti "debiti sovrani"; e in
ultimo (e questa sarà una ricetta davvero difficile da far "digerire" alla
Politica) si dovrà accrescere la pressione politica e normativa dell'UE sui
Paesi membri, riducendo di fatto la sovranità dei singoli Stati appartenenti
all'Unione.
Intanto, l'Eurosistema in
questo periodo di crisi, che da 2011 imperversa sull'UE e non solo, sembra aver
evitato, per ora, secondo Banca d'Italia, danni più gravi: per quanto riguarda
la politica monetaria, grazie proprio alla moneta unica, sono state effettuate
numerose "iniezioni" di liquidità, gestendo l'emergenza attraverso la B.C.E., la
quale, tuttavia, non può sostituirsi, a lungo andare, ad un necessario governo
centrale federale europeo.

E la Liguria? L'economia
della nostra regione già dal 2010 ha partecipato in modo piuttosto
contenuto alla ripresa, già molto debole ed incerta, del Paese.

Nella prima parte del 2011
si è vista una lenta crescita, soprattutto nel comparto industriale, ma si è
segnato poi il passo nella seconda metà dello scorso anno, a causa della
diminuzione degli ordinativi.
Sono andati bene i comparti
della metalmeccanica, dell'elettronica e delle telecomunicazioni; profonde le
difficoltà incontrate, invece, dalla cantieristica navale e dai materiali di
costruzione; diminuiti gli investimenti nell'edilizia residenziale. Proseguiti
alcuni lavori pubblici e quelli già in corso sulla rete ferroviaria e nelle aree
portuali.
E' diminuito il movimento
mercantile, ma è aumentato quello dei container, per una crescente richiesta
internazionale di trasporto dei prodotti manifatturieri. Meglio di noi, però,
vanno i porti del Mediterraneo occidentale e particolarmente quelli del Nord
Europa.
Il commercio è in calo,
soprattutto per quanto riguarda i beni durevoli, a causa della contrazione del
reddito delle famiglie. Meglio è andato il turismo, grazie agli
stranieri.
E' aumentato lievemente il
numero degli occupati; sono, però, anche aumentate le ore di cassa integrazione,
a causa dell'incremento di interventi straordinari nel settore
manifatturiero.
I prestiti bancari sono
leggermente diminuiti rispetto al 2010, mentre sono aumentati i depositi bancari
delle famiglie e delle imprese, così come sono aumentati i titoli di stato e le
obbligazioni di banche a scapito di azioni e fondi comuni, confermando così,
ancora una volta, la tendenza tradizionale al risparmio della gente
ligure.

Per
informazioni:
http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/organizzazione/filiali/elenco/Liguria

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